Diario dal Congo 2015, dodicesimo giorno.

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812214323_5344616856466346373Giorno 12
Martedì

I giorni volano veloci eppure qui in Africa, sembra che il tempo non scorra mai .
Quanto è relativa la dimensione del tempo ! A casa si corre da mattina a sera e sembra che non basti mai, qui invece.. poche cose ma ricche di sostanza e di umanità.
Ci accorgiamo solo ora che questa è la nostra ultima settimana e ammettiamolo, nessuno osa parlare della partenza, alla sola parola..si cambia discorso.

Ormai i ritmi africani sono entrati in sintonia con i nostri e qui è doveroso sfatare un mito: non si dica che i ritmi africani sono l’attesa delle calende greche! (Almeno per quel che riguarda la missione Les Buissonnets). Sapete bene che qui i lavori cominciano all’alba e instancabili si protraggono fino al tramonto (h. 18) . E se gli uomini lavorano incessantemente in attesa di vedere finalmente la “Luce” , le donne si immergono sempre più nella realtà africana fatta di gesti, colori, ritmi, sapori del tutto nuovi ai nostri sensi !
Riusciremo a disintossicarci da tutta questa umana e sana vitalità una volta tornati alle nostre case??
In cuor mio, mi auguro che il contagio sia permanente e trasmissibile.

Diario dal Congo 2015, undicesimo giorno

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812806607_16818607328833900204Giorno 11
Lunedì

Oggi i lavori procedo anche fuori dalla missione, il tetto della scuola materna infatti prevede 16 pannelli solari. Nella missione invece vengono collegati i quadri UPS/INVERTER con il quadro generale di cabina sotto la supervisione di padre Marcellino. Intanto le nostre attività di animazione proseguono a pieno ritmo dedicandoci a più di 200 bambini che ogni giorno vengono a trovarci e attendono qualche gioco o danza proposta dai muzungu. Ormai cominciamo a conoscere bene i volti e i nomi, fondamentale per poterci far aiutare e comprenderci, i più piccini infatti non parlano francese ma solo swahili. Al di là della lingua però, c’è un modo di comunicare tra loro che supera tutti gli altri…i loro occhi, i loro sguardi e quei sorrisi, piccoli e semplici gesti che lasciano un segno indelebile.
Nel pomeriggio incontriamo un artista della zona: Kanonge, un rinomato pittore e amico di vecchia data del nostro caro Marco. Ci porta i suoi ultimi quadri, ancora freschi di colore lasciano la loro impronta sul pavimento. Ne scegliamo una ventina da portare a San Marino per arricchire il nostro banchetto.
In serata procediamo con il progetto “sartoria” aiutando il nostro sarto Rafael nel mettere le “cordelettes” alle future borse.

Diario dal Congo 2015, decimo giorno

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811821481_17510676665765522293Decimo giorno
Domenica

Con Marcellino alla guida spericolata, giungiamo dopo un buon centinaio di buche, alla chiesa del Carmelo dove abbiamo partecipato alla messa animata dalla corale della Missione, impossibile resistere ai loro ritmi coivolgenti che ogni volta ci trascinano in danze e battiti di mani a tempo di musica ! Più che una messa liturgica sembra una vera e propria festa!
Finita la messa siamo stati ricevuti in udienza privata dalle suore carmelitane che ci hanno addolcito con un succo a base di un erba medicinale fatto in casa. Dopo le prime formalità , anche qui si è finiti travolti dalla loro musica, questa volta più dolce e soave, suonata con un particolarissimo strumento proveniente dal Senegal che assomigliava molto ad un arpa, il suo nome : Kora.
Al rientro in missione, abbiamo fatto un collegamento tramite FaceTime tra la corale della missione e la corale di Murata, nonostante la difficoltà di connessione siamo riusciti a scambiarci saluti e canti gioiosi.
Nel pomeriggio Marcellino ci ha accompagnato nel terreno da lui comprato per i futuri progetti: una nuova scuola è necessaria nella zona, le richieste sono sempre crescenti e la scuola della missione che ospita già più di 2000 bambini, non basta più. Così 25 km di strada sconnessa percorsa in più di un ora di macchina, ci hanno portato a Kafubu, località rurale, immersa nella verde natura bagnata da un ruscello Kipossa che rende fertile tutto il paesaggio attorno.
A conclusione della giornata, dulcis in fundo, poteva non esserci un imprevisto? Un fraticello intento nella sostituzione di una lampadina , viene sorpreso dalla nostra Simona che nel buio più totale, non curante del fraticello , accende la luce regalando una bella scossetta al malcapitato che sicuramente dopo ciò avrà detto una corona di ave maria….

 

 

Diario dal Congo 2015, nono giorno

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icona_tNono giorno – la festa

Anche se inizierà alle 15 già dal mattino tutto e’ in fermento. I nostri uomini decidono di proseguire il lavoro fino alle 12 visto che qui è giorno lavorativo, ma poi si lasciano giù gli attrezzi e ci si prepara con gli abiti più belli per la cerimonia della professione dei 9 novizi che sappiamo durerà per ben tre ore. Noi ragazze decidiamo di farci fare le treccine dalle nostre amiche congolesi: un vero capolavoro! Nella grande aula della scuola addobbata di palloncini e decorazioni in carta prendiamo parte a preghiere canti danze e il tempo passa gioiosamente senza che ce ne accorgiamo. Alle 18 aperitivo e musica in cortile preparato con tavoli e sedie per l’occasione. Dopo cena qualcuno di noi decide di tornare ma ahimè tutto è già finito perché domani ci si alzerà presto per andare al Carmelo ad animare la Messa delle 8.00 (con partenza dalla missione entro le 7.30! ) Nota dolente della giornata: Gabriele non ha potuto prendere parte a tutto ciò in quanto un po’ malaticcio: è rimasto in camera a riposare!

Diario dal Congo 2015, ottavo giorno

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812236280_9329806407268800096Ottavo giorno
Venerdì

Oggi è una giornata di preparativi, lo capiamo dal fatto che tutte le ragazze della missione sono indaffarate nel pulire, sistemare ed addobbare il grande salone della scuola e il capretto che per tanti giorni ci ha fatto compagnia belando allegramente, oggi non bela più. Il nostro John ha scoperto la testa della piccola capra decapitata proprio in giardino. Nonostante la triste notizia della capra, domani é davvero un grande giorno perché i novizi prenderanno i voti diventando frati e in tutta la missione sarà una giornata di grande festa.
La mattinata è stata intesa e ricca di giochi di ogni tipo; per i più grandi, calcio, freesbee e twister, per i più piccini abbiamo creato insieme a loro tante maschere colorate che poi hanno sfoggiato orgogliosamente per tutta la giornata.
Intanto i nostri lavoratori hanno continuato a tirare i cavi delle stringhe dei pannelli solari, un lavoro che richiede meno sforzo fisico ma più mentale. Ovviamente le sorprese del Congo non si fanno attendere, tanto che da una normalissima presa al muro ci si può aspettare un voltaggio da 380…incredibile ma vero! A scoprirlo Gabriele quando ha fatto scintille con il trapano, per fortuna i nostri se ne sono subito accorti al contrario di uno dei ragazzi congolesi che se ne è accorto solo dopo aver tranquillamente tentato di caricare il proprio cellulare…aimè , troppo tardi!!!

Diario dal Congo 2015, settimo giorno!

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812311728_18023324203183733583Settimo giorno
Giovedì

Anche oggi niente corrente, manca da ieri mattina e se ci stavamo abituando al fatto che saltava 4 o 5 volte al giorno, non avere acqua, luce e connessione (che è il meno) per 48 ore comincia a mettere a dura prova. I ritmi cambiano drasticamente e tutto è in funzione del risparmio e della prevenzione. Le abitudini vengono stravolte sin dal primo momento della mattina quando tenti di aprire il rubinetto per sciacquare i denti, dopo ovviamente aver già messo il dentifricio in bocca, ma l’acqua non esce e capisci che il sapore di quel dentifricio te lo devi tenere. Quando cala il sole invece, la torcia a portata di mano diviene la migliore delle compagne, finché le batterie durano. Cenare a lume di candela non è una questione di romanticismo ma diventa una necessità e fare la doccia con i secchi dell’acqua risparmiata i giorni prima diviene l’unica possibilità per toglierci i chili di polvere addosso. La maggior parte di ciò che era stato messo in frigorifero aimè, diviene cibo per maiali e galline. Infine durante la preparazione della cena non resta che armarsi di carbone, fiammiferi e ..santa pazienza.

Ad ogni modo la mancanza di luce é passata in secondo piano quando anche il pannello numero 210 viene montato sul tetto!!! Montaggio completato!!! Ora mancano tutti i collegamenti ma il grosso del lavoro è fatto! Non ci resta che festeggiare …si, ma a lume di candela!!

Diario dal Congo 2015, sesto giorno

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812706463_2634229687631594672Sesto giorno
Mercoledì

Come ogni mattina Leonardo, Gabriele e John si coordinano insieme alla squadra operativa per l’organizzazione del lavoro, questa operazione non é semplice come sembra, oltre alle difficoltà linguistiche infatti, c’é anche un modo di lavorare molto diverso. Un esempio proprio di questa mattina é successo quando un ragazzo del quartiere voleva salire sul tetto con tanto di infradito ai piedi e zero esperienza sul lavoro da farsi, così il nostro Leonardo non ha esitato nel urlargli forte e chiaro : ” tu, SUR LE TETT , NO! ” poi come se nulla fosse, il ragazzo riprende a salire sul tetto. Sembrava una presa in giro ma quando raccontiamo l’accaduto a padre Marcellino, costernato con le mani tra i capelli ci risponde: “per forza non vi ha ascoltato, TETT significa TETTE e non TETTO!”.

Oggi noi donne abbiamo un appuntamento importante, papà Rafael, il nostro sarto ci ha invitato a casa sua per mostrarci come lavorerà al progetto “sartoria”. Usciamo dalla missione e attraversiamo la strada accompagnati dai ragazzi del quartiere, intravediamo papà Rafael dalla finestra e capiamo che è già al lavoro, infatti sentiamo subito il cigolio della macchina da cucire. Ci accoglie a braccia aperte e ci fa accomodare nell’unica grande stanza, da dove lo osserviamo lavorare concentrato sulla sua vecchia Singer a pedale. Le sue mani rugose sono veloci e precise nel tagliare e nel cucire le favolose stoffe africane scelte il giorno prima. Mentre lo osserviamo entra in casa un ragazzo con una camicia sbottonata, ha bisogno di una riparazione e di un bottone nuovo, ma papà Rafael ora non può proprio lasciare, ha 40 borse da creare e gentilmente gli chiede di ritornare. La casa é spoglia e sporca, papà Rafael si scusa e ci spiega che non c’è nessuna donna che si prende cura della casa, sua moglie purtroppo é morta qualche tempo fa e ora vive solo, ma per tutta la mattinata non c’é stato un solo momento per pensare alla sporcizia o alla solitudine , insieme agli altri giovani abbiamo rallegrato quella casa con canti e risate accompagnati incessantemente dal Singer della vecchia Singer che lavorava.

Diario dal Congo 2015, quinto giorno

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812732840_15271473268580322347Quinto giorno
Martedì

La nostra giornata comincia con un appuntamento canoro: la corale “buosson ardent” della missione vuole conoscere noi e le nostre canzoni. Armati di chitarra, pianola, nacchere e cembalo abbiamo cercato di fare del nostro meglio per insegnare qualche canto ai nostri amici congolesi e per parcondicio ci siamo sforzati di imparare qualche loro canzone in swahili. Il risultato è stato più che positivo.
I nostri instancabili lavoratori, levatisi all’alba, hanno proseguito il duro lavoro montando i pannelli anche sul secondo tetto. Anche il direttore generale dei carmelitani in Congo ha speso molte ore nell’aiutate la squadra operativa! Nessuno si risparmia, il lavoro è complesso e necessità di competenza e concentrazione soprattutto quando le temperature cominciano ad arrivare ai 30/35 gradi e sui tetti in lamiera la situazione diventa insopportabile. L’orario è continuo dalle 6 del mattino alle 15, talvolta le 16 dopodiché si può pranzare e godersi una piccola pausa.
Verso le 17 accompagnamo in passeggiata frate Andrea per delle commissioni, tutto tranquillo fin quando decidiamo di percorrere le stradine interne dei villaggi per evitare la grande polvere e traffico della strada. Dalle minuscole capanne di fango fanno capolino decine di occhietti incuriositi che velocemente diventano 50 forse 60 e presto inondano la strada chiamando amici e parenti a vedere i “muzungu” che passano. Siamo decisamente circondate ed assalite, tra polvere, risate e strattoni stentiamo a seguire la nostra guida che ci riporta verso la Missione. Il contatto è stato forte, cominciamo a capire che l’Africa non è per le mezze misure d’affetto e il loro sorriso è talmente coinvolgente che una volta rientrati nella propria camera, il silenzio diviene fastidioso.

Diario dal Congo 2015, quarto giorno!

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812829136_10617627521492238025Quarto giorno
Lunedì

La parola del giorno è INCONTRO. Non possiamo cominciare questa avventura senza prima entrare in relazione con le persone che abitano questa terra meravigliosa. Siamo OSPITI e come tali desideriamo immergerci nei loro ritmi e nelle loro tradizione. Così varchiamo la porta della missione e attiriamo gli sguardi incuriositi dai nostri sorrisi. La musica facilita l’incontro, insieme è facile intonare qualche ritornello famoso e poi ripeterlo in francese e swahili, diventa quasi un gioco dove tutti sono un po’ maestri è un po’ allievi. Anche il gioco fa la sua parte, il pallone diventa l’oggetto più ambito quando si è circondati da una cinquantina di bambini e dopo il primo calcio, il caos è garantito: nuvole di polvere si alzano da terra ed è difficile vedere più in là del proprio naso! Le ore passano in un secondo, il sole prosegue il suo percorso nel cielo senza che noi ce ne rendiamo conto, solo il brontolio dello stomaco vuoto ci richiama a guardare l’orologio.
I nostri uomini lavorano imperterriti dalle 6 del mattino fino alle 15 del pomeriggio per sfruttare ogni ora di luce possibile. Hanno già fatto miracoli: troviamo sul tetto della falegnameria tutti i supporti e i primi pannelli già splendenti sotto il sole!! La squadra lavora molto bene e velocemente. Ovviamente non mancano grandi risate quando pur di farsi capire li vediamo gesticolare animatamente e adottare un linguaggio misto tra francese e romagnolo!!
Nel pomeriggio mentre i nostri uomini continuano a lavorare, ci avventuriamo nella giungla cittadina insieme a padre Andrea, frate congolese e a Rafael, il sarto migliore del quartiere con cui collaboriamo per portare avanti il progetto “sartoria” della Missione. Curiose come bimbe osserviamo dal finestrino le strade affollate di gente indaffarata a vendere qualunque cianfrusaglia possa far guadagnare qualche Franco e la musica è frastornante ad ogni angolo quando passiamo innanzi ai piccoli magazzini colorati esternamente ma bui come la pece al loro interno. Preceduti da Rafael, scegliamo un magazzino di stoffe e dopo qualche contrattazione sul prezzo con la “mama” compriamo tessuti dai vivaci colori africani con cui si realizzeranno bellissime borse e pochette “made in Lubumbashi”… Siete pronti a scegliere quella giusta per voi???

Diario dal Congo 2015, terzo giorno!

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T812316603_6921529008324275715erzo giorno
Domenica

Oggi è giorno di festa, non solo perché è giorno di riposo ma perché il ferragosto congolese viene festeggiato proprio in questa giornata. Così cerchiamo di mettere gli abiti più decenti che abbiamo e partecipiamo alla messa nella piccola cappellina della missione. Una festa in piena regola tra danze e canti tipici, intervallati dalle letture, e non piano piano ci lasciamo travolgere dal ritmo incalzante di bonghi e chitarre circondati dai piccoli occhietti dei bimbi che ci osservano.

La mattinata prosegue con una camminata nell’aperta campagna circostante la missione, una sconfinata terra rossa con piccoli arbusti, alberi di banane,palme e meravigliose canne di bambù sparse qua e là. All’orizzonte un verde sgargiante contrasta con il resto del panorama, una distesa zona erbosa dove pascolano delle mucche vicino a un fiume.
Poi ci imbattiamo in tre pozze d’acqua nelle quali, veniamo a sapere, viene pescato il Tilapia che quasi ogni sera viene servito nei nostri piatti.
Le escursione proseguono nel pomeriggio con un giro nel quartiere e la visita nell’ospedale e nella maternità della missione dove troviamo 3 piccoli bebè nati da qualche giorno. Il nostro “passare ” non rimane inosservato, siamo “muzungu” (bianchi ) che agli occhi dei bambini incutono inizialmente un po’ di timore( molti di loro non hanno mai visto uomini dalla pelle chiara dal vivo) mentre per gli adulti siamo celebrità con cui fare foto da condividere con gli amici. Per chi di noi invece è la seconda o terza volta che torna in missione, siamo amici che dopo tanto tempo e distanza si rivedono e si riabbracciano, allora la gioia è indescrivibile.
Quando rientriamo in Missione, la corrente non c’è più, è già la quarta volta che oggi salta. Ormai è sera e l’unica nostra fonte di luce sono candele e torce. Ma nulla ci ferma, in programma c’è un ottimo minestrone con le verdure dell’orto da preparare. Ci armiamo di brace, candele e pentolone… Non sarà stato facile ma di quella zuppa è rimasto solo il fondo!!