Decimo giorno, 25 settembre 2010

Standard

Eccoci qua, è trascorso un altro sabato. Ieri uno di noi, Roberto, è ripartito per l’Italia e nel frattempo sono arrivate tre persone nuove: Monica, un altro Roberto e Massimo, che si faranno solamente l’ultima settimana. I tre sarebbero dovuti atterrare ieri ma il volo da Addis Abeba per Lubumbashi è stato cancellato e quindi sono stati costretti a passare una notte nella capitale etiope. Questo il motivo della soppressione del volo: l’aereo non ha raggiunto il numero minimo di passeggeri e dunque è rimasto a terra.

Comunque sono finalmente arrivati. Loro sì, ma non i bagagli, perché probabilmente non sono stati imbarcati! Per quelli occorrerà aspettare fino a lunedì dopo pranzo, se tutto va bene. (Continua…)

Nono giorno, 24 settembre 2010

Standard

In tarda mattina, insieme ad Ilaria ed Enzo, andiamo a fare qualche domanda a scuola. Così, giusto per avere una idea di come funziona e di quali siano gli ostacoli principali all’attività scolastica. La scuola gestita dalla missione è divisa in tre categorie: quella materna per i bimbi dai tre ai cinque anni, quella primaria, dai sei ai tredici anni e quella secondaria, per i ragazzi fino ai diciotto. In tutto sono iscritti circa un migliaio di allievi, provenienti in maggior parte dalle vicinanze.

Il direttore aggiunto della scuola primaria è monsieur Pascal Musongo, diplomato in pedagogia. Un uomo alto e magro, dall’aria bonaria e molto capace nell’insegnamento (lo avevamo già seguito in classe qualche giorno fa). Ci spiega che l’attività didattica è soprattutto basata sulla memorizzazione delle lezioni scritte alla lavagna, poiché solitamente non è possibile fornire i libri di testo ai ragazzi. Solamente l’insegnante ne possiede uno; e in classe spiega le materie utilizzando delle carte didattiche. La quarta, la quinta e la sesta classe hanno però il libro di francese, ma solamente loro. (Continua…)

Ottavo giorno, 23 settembre 2010

Standard

Ora che i lavori alla linea elettrica della missione e dell’ospedale sono più o meno finiti – manca giusto qualche dettaglio che sarà completato in questi giorni – si è molto più tranquilli. La marcia verso questo risultato è stata così veloce e senza ostacoli che nessuno si aspettava potesse vedere il termine in così pochi giorni. Quindi: complimenti a chi ha lavorato così bene.

Adesso parte della squadra si dedicherà alla nuova scuola materna che deve essere inaugurata, come si è già detto, il primo ottobre. La scuola materna è fuori dal perimetro della missione, in una strada secondaria del quartiere, in mezzo alle abitazioni. Sono due edifici nuovi, non ancora completati. Un gruppo di operai locali ci sta lavorando e ieri, quando sono andata a vederla, stavano costruendo dei marciapiedi ai bordi del cortile centrale. (Continua…)

Settimo giorno, 22 settembre 2010

Standard

Inizio con una piccola rettifica su quanto ho scritto ieri. Non è vero che non ci sia una sanità pubblica gratuita, avevo capito male. Negli ospedali pubblici ci si può andare senza sborsare un franco ma, a quanto pare, le prestazioni mediche lasciano alquanto a desiderare. Ora, io non ho visto questi luoghi se non da fuori, ma sembra che siano delle vere e proprie macellerie, dove se hai un problema importante le probabilità di guarigione sono molto prossime allo zero. Con conseguente dipartita. E poi comunque c’è l’ostacolo degli spostamenti. Ovviamente non ci sono le ambulanze, in pochissimi hanno la macchina e, considerando le condizioni stradali, non è possibile muoversi con una certa velocità. Risultato? Chi vive in questa parte di periferia deve per forza farsi ricoverare all’ospedale della missione altrimenti ciao ciao.

Prima di passare ad altro, finisco di raccontare i fatti dell’ospedale. (Continua…)

Sesto giorno, 21 settembre 2010

Standard

Arriva Suzanne all’ospedale. Ha quattordici anni e un corpo acerbo che si potrebbe scambiare per una bambina. Occhi bianchissimi, quasi due perle cucite sulla pelle marrone. È una bella ragazza, minuta, formosa. Avrà pensato questo chi l’ha messa incinta? Ma tanto lui non le è più accanto, forse è stato solo un giovane svago. Suzanne deve partorire, è in travaglio. Ma è un lavoro difficile il suo, perché il travaglio si ferma. È pronta, la natura vorrebbe che mettesse al mondo il suo primo figlio, ma qualcosa non va. Esce del liquido verdastro, non so bene cosa voglia dire, ma sicuramente qualcosa non va come dovrebbe. Irene e Patrizia, le ostetriche che sono partite con noi, lo fanno presente alle infermiere dell’ospedale che invece si limitano ad attendere. Mi sembra che qui siano sempre tutti in attesa di qualcosa, i famosi ritmi africani.

Così si decide di chiamare il medico di turno, il dottor French (si pronuncia in questo modo, non so come si scriva), che va a visitarla. (Continua…)

Quinto giorno, 20 settembre 2010

Standard

Giornata intensa per la squadra elettricisti. È stata accesa la cabina elettrica, puntualmente terminata, e tutto funziona bene. Più o meno per bene. Mi spiego. Come dicono i nostri tecnici ci vorrebbe della “benzina” in più, della elettricità in più, e su questo ci può aiutare solamente la società elettrica congolese – la SNEL – con la quale sembrano esserci comunque dei buoni rapporti. Ma anche se i rapporti sono buoniserve comunque tanta diplomazia, e sarà di padre Marcellino la fatica dell’opera di convincimento. Rigiro un paragone che hanno fatto: l’impianto elettrico è come una Ferrari, adesso bisogna darle del buon carburante. Il gran capo locale della SNEL si chiama monsieur Kalombo e gli basterebbe girare una manopola per fare funzionare tutto perfettamente. (Continua…)

Quarto giorno, 19 settembre 2010

Standard

Oggi è stato un giorno molto tranquillo. È domenica e quindi non si è lavorato. E non c’è stata nessuna urgenza all’ospedale, anzi, al contrario, c’è stata una nascita che non ha dato nessun tipo di problema. Le ragazze che prestano servizio sanitario sono partite dalla missione per portare la colazione a Doolie – la ricordate? – la ragazza che ha partorito ieri dopo tante ore di travaglio. Quando arrivano, l’infermiera Claudine le informa che c’è una gestante con una dilatazione di otto centimetri, quindi prossima al parto.

La donna si chiama Angel, ha 33 anni ed è già madre di cinque figli. Non spaventi il numero, è una cosa assolutamente normale. D’altra parte, girando per le strade intorno alla missione, sia di giorno che di notte, si viene letteralmente circondati da bambini. Bambini, bambini e ancora bambini. Ne nascono davvero molti. (Continua…)

Terzo giorno, 18 Settembre 2010

Standard

Parlo del bambino di due mesi a cui ieri si era riempito un polmone di latte. Quello su cui l’infermiere (di cui purtroppo non ricordo il nome) si è accanito come un ossesso con massaggi cardiaci e respirazione artificiale con una pompetta; quel bambino dato ormai per morto. Ebbene, quel volenteroso infermiere ha continuato la sua semplice terapia fino alle nove di sera. Il bimbo si chiama Valencin e non dico si chiamava perché oggi a pranzo le ragazze che lavorano all’ospedale ci hanno detto che ce l’ha fatta. E’ vivo e sembra stare bene. Un miracolo? Non lo so, non credo, credo più nella forza di quel minuscolo torello incredibilmente attaccato alla vita. Oggi l’ho visto, dormiva accanto alla madre sul letto della camera di ricovero; lei era avvolta in un tessuto variopinto, stesa accanto a lui con il viso felice. Ieri si contorceva dal dolore reggendosi con le mani sulla ringhiera del muro di recinzione dell’ospedalino, oggi riposava gioiosa accanto a Valencin, nella penombra della stanza di degenza. Ecco cosa significa avere un ospedale su cui contare. E questo è un dipinto delle persone che vivono qui: la sopravvivenza alle situazioni più difficili anche se hai solamente due mesi e neppure sai cosa sia il mondo. Penso sia una forza che si acquisisce al primo respiro. (Continua…)

Secondo giorno, 17 Settembre 2010

Standard

Oggi per alcuni è stato un giorno di grandi soddisfazioni, per altri uno di quelli che si portano per sempre addosso come la pelle. Partiamo dai primi, gli infaticabili lavoratori alla linea elettrica. Stanno vincendo su tutto battendo ogni previsione. È il primo giorno di lavoro effettivo e la resa è stata quella di almeno tre giorni. Il loro lavoro è stato diviso in due squadre: c’è chi ha dovuto mettere in piedi la cabina elettrica generale e chi invece ha iniziato a stendere i cavi per arrivare fino all’ospedale. La cabina è praticamente terminata (giusto un’altra ora domani, per gli ultimi dettagli) e i cavi sono stati stesi per quasi metà percorso. Non sottovalutiamo questa cosa: non ci sono mezzi meccanici per scavare i fossatelli dove interrare i fili o per spostare i pesantissimi macchinari da installare nella cabina. Tutto a forza di braccia, braccia e schiene ricurve che si sforzano sotto il sole. E poi la polvere che ti entra dappertutto, nel naso, nella bocca, ti si cementifica sulla fronte sudata, quasi ti impana. (Continua…)

Primo giorno, 16 settembre 2010

Standard

Arriviamo all’aeroporto di Lubumbashi verso mezzogiorno. Il caldo si fa sentire, ma non disturba più di tanto. È un aeroporto militare e perciò non è possibile scattare fotografie; qualcuno, non sapendolo ci prova, ma viene subito fermato dai militari. Non facciamo neppure in tempo ad uscire dai cancelli che padre Marcellino ci viene incontro: io non l’avevo mai incontrato e il primo pensiero che ho, guardando quell’uomo arzillo con la testa ricoperta dal cappello bianco di paglia che gli ho già visto in mille foto, è che sia un uomo forte e sul quale gli anni non hanno fatto nessuna presa. (Continua…)